Epidemie nell’arte in Italia

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EPIDEMIE NELL’ARTE IN ITALIA – Dalla peste all’influenza spagnola, fino ad arrivare ai giorni nostri e alla pandemia del Coronavirus. Il mondo ha combattuto tante battaglie sanitarie che, a volte, hanno causato milioni di morti, altre volte sono passate senza lasciare il segno. Le epidemie, in Italia, sono state testimoniate non solo dagli scritti di storici e studiosi, ma anche rappresentate nell’arte grazie alle opere degli artisti.

Epidemie nell’arte in Italia

L’influenza spagnola: storia e numeri

Ottobre 1918, l’Italia è nel pieno della Prima Guerra Mondiale, uno scontro tra Nazioni che già da solo aveva causato centinaia di migliaia di vittime. In questa cornice arriva a dare il colpo di grazia una fortissima (seconda) epidemia di influenza spagnola. A Milano e Torino la situazione è sempre meno sotto controllo e le autorità locali emanano un decalogo di comportamento: “Fare gargarismi con acque disinfettanti, non sputare per terra, viaggiare in ferrovia il meno possibile, diffidare dei rimedi cosiddetti preventivi, evitare contatti con persone, non frequentare luoghi dove il pubblico si affolla. Così facendo si mette in pratica l’unico mezzo veramente efficace contro l’influenza, l’isolamento”. 4,5 milioni di contagi e 600mila morti su 36 milioni di abitanti. E nel mondo? Tra i 50 e 100 milioni di vittime, tra le quali il pittore Gustav Klimt e lo scrittore Guillaume Apollinaire.

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Fonte: Corriere della Sera

Arriva la peste nera

La peste nera arriva in Italia nel 1346 e resta fino al 1353, portata dai topi e dalle pulci e dalle ondate di invasioni provenienti dall’Est che massacrano una popolazione già messa a dura prova dalla carestia del 1315.

Quella manzoniana del 1630: influenze dell’arte in Italia

Alessandro Manzoni nel suo capolavoro “I Promessi Sposi” ci racconta di quella conosciuta come “la peste manzioniana”, appunto.  Ovvero la peste che nel 1630 colpì duramente il Ducato di Milano e lo scrittore volle ricordarla nelle sue opere maggiori, tra le quali anche “Storia della Colonna Infame”. La diffusione della peste fu rapida anche nel resto d’Italia ma, solo al Nord, causò qualcosa oltre un milione di morti, su una popolazione totale di 4 milioni. Molti ne scrissero, come detto, ed altri decisero di immortalarla in opere d’arte. Michelangelo, che nel 1528 aveva visto morire di questo morbo il fratello Buonarroto, scrive al Vasari: «E non nasceva pensiero in me che non vi fussi scolpita la morte». Tintoretto realizza i teleri della Scuola di San Rocco, patrono degli appestati, sulla spinta dell’epidemia che nel 1575 aveva sterminato i veneziani. Van Dyck si trova a Palermo nel momento sbagliato, durante la peste del 1624, e dipinge una Madonna del Rosario con l’angioletto che si tura il naso per non sentire la puzza dei cadaveri”, racconta lo scrittore Camillo Langone.

E il Coronavirus?

L’arte ai tempi del Coronavirus ha subìto il lato ironico della tragedia. In molti, infatti, si sono divertiti a reintrerpretare alcune opere molto famose adattandole al momento di psicosi dovuta all’epidemia del Covid-19. Uno di questi, Andrea Villa, è stato intervistato recentemente in merito all’argomento.

Il giovane artista torinese, infatti, ha rivisitato il quadro di Renato Guttuso ‘Vucciria’. “Il mio, più che un modo per alleviare i momenti difficili, è una riflessione su come i media hanno affetto ed influito sul popolo italiano. Penso perché vi sia una ricerca da parte del popolo di trovare nell’arte risposte o interpretazioni del contingente, e non trovarsi invece davanti ad un muro di incomunicabilità da parte di altri artisti che non hanno scelto di dialogare con il popolo. Le mascherine nella mia opera? Sono la psicosi che ha silenziato il mondo mediatico e sociale preesistente al virus. Quando le mascherine saranno levate, levato sarà il vecchio mondo”.